Nunzio - Oiris

"Mi raccomando, fammi avere quei documenti entro un’ora!" Il Dottor Staffelli riprese a camminare a passo svelto verso la tappa successiva del suo lungo giro di controllo.
Chiedendo a lui, avrebbe sicuramente risposto che quella era una giornata speciale, per cui si sarebbe dovuto assicurare che tutto fosse in ordine più che perfetto, ma la verità è che quello non era un giorno più speciale di qualsiasi altro giorno al Sito Virtus, tra infinite file di scartoffie da compilare, inutili problemi di banale nomenclatura, colloqui, riunioni, ricerche sul personale e chi più ne ha, più ne metta.

Si aggirava per i candidi corridoi del Sito, inondati dalla forte luce diurna arancio-giallognola della prima mattina, raccoglieva i fogli che trovava per terra e li aggiungeva alla spessa e disordinata pila che teneva sotto il braccio, pila che avrebbe poi dato alla segretaria del dipartimento, che sarebbe stata decisamente più giudiziosa nel decidere quali tenere per scrupolo e quali mandare nel trita rifiuti.

In realtà, molti dei ricercatori non erano neanche al corrente di quello che sarebbe successo quel giorno, mentre alla maggior parte di quelli che ne erano a conoscenza importava poco: quando i Sovrintendenti indicono una riunione è sempre per questioni così serie che la cura dell’ambiente in cui si svolgono passa in secondo piano, e probabilmente non avrebbero degnato nemmeno di uno sguardo il duro lavoro di rassettamento generale svolto dal Dottor Staffelli. A dirla tutta, avere un Sovrintendente in giro per il Sito era cosa più che comune: Settimo era pur sempre il responsabile della SRE-M, che al Virtus trovava il suo quartier generale, ma una visita della Sovrintendenza al completo rimaneva un’occasione eccezionale.

Ora il ricercatore andava da una scrivania all’altra con passo estremamente svelto, dando quasi l’impressione che stesse solo scivolando sul pavimento, tuttavia con l’aria severa e intransigente che aveva acquisito in oltre vent’anni di servizio alla Fondazione. Oltre a numerose promozioni, la sua dedizione gli era valsa un aspetto decisamente più anziano, tale che a vederlo nessuno avrebbe mai pensato che potesse avere solo cinquantadue anni. Staffelli era un uomo di media statura, molto magro, dalla schiena leggermente ingobbita; non curava molto l’acconciatura, generalmente bastava che i capelli fossero solo vagamente in ordine, ma per questa occasione li aveva pettinati a dovere e si era anche preoccupato di mascherare la sua tipica aria stanca, ma ciò si era puntualmente rivelato inutile.

L’uomo stava ora lavorando da oltre cinque ore, e lo aspettava ancora un’intensa giornata. Ormai la testa, con tutte le informazioni che doveva tenere a mente, era sul punto di esplodere: la sensazione era quella di diversi aghi che gli premevano con forza sulle tempie, e ciò non giovava né al suo benessere, né alle sue prestazioni.

Finito il giro di uffici e scrivanie, si avviò di fretta verso l’angolo occupato dalla segreteria e chiamò la segretaria: "Giovanna!" Si girò una donna sulla trentina, dai capelli castani e corti, anche lei aveva una certa aria di spossatezza.

"Mi serve che-"

"Smistare i fogli, lo so.” interruppe lei, che era evidentemente abituata a quel genere di incarichi.

"Grande, sei la migliore".

Le passò i fogli, poi rimase ad osservarla catatonico per qualche secondo, finché, in quel primo momento di pausa dopo diverse ore di lavoro, non finì per addormentarsi, lì, col braccio poggiato sulla scrivania. La testa gli cadde tutta d’un tratto, seguita pochi secondi dopo dalle ginocchia. Naturalmente batté contro il mobile, poi cadde in un sonno rilassante e limpido.

Si risvegliò su una sedia poco distante da dove era crollato, con addosso una coperta e sulla fronte una busta di ghiaccio, che gli cadde non appena spostò in avanti il collo, dolorante a causa della scomoda posizione in cui l’avevano messo.
Il rumore attirò l’attenzione di Giovanna, che abbandonò la sua postazione e si avvicinò al Dottore.

"Ti conviene rimetterti a dormire: devi essere ancora molto stanco…" Iniziò lei.

"Dormire? Come sarebbe? Più dormirò, più sarò stanco."

"Per l’amor del cielo, Leonardo, hai passato la notte in bianco, e anche ieri hai lavorato moltissimo."

"Vorrei vedere te, se dovessi accogliere i capi supremi."

"Come preferisci, ma perlomeno prendi un caffé…"

"Non ho tempo per il caffé! Come sono i fogli che ti ho dato?" La segretaria sbuffò, si arrese e tornò ai suoi affari.

Staffelli osservò con ansia l’orologio: 09:22. "Merda" pensò alzandosi di scatto e scrollandosi la coperta di dosso. Mancavano solo due ore all’inizio della riunione e probabilmente i Sovrintendenti sarebbero arrivati di lì a poco.
Mentre i pensieri riprendevano ad avvicendarsi nella sua mente e tornava la sensazione di bruciore alle tempie si imbatté in un uomo, sbattendoci contro piuttosto violentemente.
Diversi documenti volarono a terra, il ricercatore li raccolse in fretta e furia, fece per andarsene, ma si soffermò per un istante sullo sfortunato tipo che era finito sul suo tragitto.

Era alto, tanto alto quanto vecchio: la sua alta figura e le profondissime rughe facevano sembrare Staffelli poco più che un bambino, se messo a confronto.
Lo osservò con aria intontita per qualche secondo, poi lo colpì un’illuminazione che andò pian piano a prender forma, dapprima molto vaga, quasi annebbiata, poi chiara come il Sole, tanto che si sentì in grande imbarazzo per averci messo così tanto.
"Dottor Arello, mi scusi tanto!" Esordì chinando profondamente il capo e così di scatto da far nuovamente cadere alcuni fogli.
Arello era una figura leggendaria all’interno della Fondazione SCP, almeno nella Branca Italiana: lavorava lì da decenni, anzi, secondo alcune voci era addirittura un ricercatore del RIDIA negli anni ‘40. Ora, nonostante l’età avanzata, continuava a prestare servizio come ricercatore.

"Suvvia, non è necessario essere così tesi." Rispose prontamente il superiore, per poi proseguire: "Certo che con quell’aria così stanca, o è uno stagista o è uno davvero in alto… e di certo non mi sembra in età da stage."

"Saverio Staffelli, vice Direttore alla DAIeD. Molto piacere."

"Il piacere è mio, Dottor Staffelli… vuole che le offra un caffé?"

"Se offre lei, non rifiuto di certo."

Così i due finirono al tavolo insieme, davanti a un pessimo caffé in un bicchierino di plastica (accettato più per buoncostume che per altro), a parlare di lavoro.

"Però non mi sembra di averla mai incontrata prima, è qui per qualche motivo particolare?" Cominciò Staffelli. In effetti era davvero strano: il Virtus era uno dei Siti (se non il Sito) più importanti della Branca, e lui aveva lavorato con costanza per anni al suo interno, com’era possibile? E se anche se lo fosse perso di persona, veniva puntualmente informato di visite simili, era incredibile che non ne sapesse nulla. Che fosse un segreto? No, non si sarebbe fermato a parlare con lui con tanta leggerezza, se fosse stato quello il caso.

"Sì, in realtà: oggi è un giorno speciale… bhe, suppongo che lei sappia già."

Il vice Direttore rimase a pensare per alcuni secondi, poi realizzò: "La riunione?! Wow… Allora congratulazioni, suppongo. Conosce bene i Sovrintendenti?"

"Non tutti, ma sono in buoni rapporti con alcuni di loro."

"Immagino, una figura come lei… piuttosto, è strano che lei stesso non sia nella Sovrintendenza."

"Oh, troppi impegni. Preferisco continuare a studiare anomalie."

"Capisco, capisco…"

Seguì un breve periodo di silenzio, e con quello venne l’imbarazzo. Staffelli, vuoi per l’ansia dell’incontrare una figura così importante, vuoi per la stanchezza che ancora non lo aveva abbandonato, si buttò senza pensarci e chiese ciò che chiunque dovrebbe guardarsi dal non fare mai: "Quindi, cosa si discuterà?"
Pochi secondi dopo si accorse del peso della sua domanda e guardò con profonda reverenza il vecchio uomo di fronte a lui. Cercò di articolare delle scuse o delle giustificazioni, ma ogni parola gli si bloccava in gola, troppo spaventato di sbagliare di nuovo.
Il Dottor Arello si accorse del suo evidente panico e lo guardò sorridendo, per poi raffrancarlo: "Suvvia, non abbia tanto timore: la curiosità è umana, l’importante è sapere quando fermarsi. Ma, se davvero lo desidera, posso dirle che l’argomento principale della discussione sarà il contenimento di un’anomalia, non posso dire altro."

Staffelli rimase a contemplare in silenzio la situazione per qualche secondo, ancora in cerca delle parole adatte a portare avanti la conversazione, ma per sua fortuna (o sfortuna) non ce ne fu bisogno.
Alle spalle del Dottor Arello comparvero dal nulla due uomini vestiti di nero, dalla sua posizione poteva chiaramente vedere delle fondine per pistole sui loro fianchi, pistole che erano ora appoggiate sulla testa del superiore.

"Lei è in arresto sotto ordine diretto del Quinto Sovrintendente. Non si muova e non parli. Collabori e non le succederà nulla." Fece una pausa, come per verificare che fosse effettivamente intenzionato a eseguire i suoi ordini, poi si girò verso Staffelli, che in quel momento poté notare il casco nero riflettente che copriva il suo volto, e gridò a tutti i presenti: "Via! Forza!"

Il vice Direttore saltò giù dalla sedia e si allontanò il più possibile senza mai distogliere lo sguardo dalla scena; solo dopo iniziò a ragionare sulla situazione: gli uomini erano vestiti completamente di nero, in netto contrasto con il colore bianco acceso dei corridoi del Virtus, com’era possibile che fossero arrivati fin lì senza che nessuno si accorgesse di loro? E che volevano dal Dottor Arello? Poi si accorse di un dettaglio essenziale: la scritta sul petto "SSM-V".
Quindi… un meme? Non era certo un genio della memetica, in realtà ne sapeva solo l’essenziale, ma se in generale i meme agivano sul cervello umano, allora non faticava a immaginare meme capaci di impedire a un uomo di percepire determinati fattori. Ma perché mai la Fondazione avrebbe dovuto mandare la Firmitas Mentis a catturare un membro che aveva affiancato la Branca Italiana per così tanto tempo? E poi… era stato lo stesso Quinto Sovrintendente ad ordinare la sua cattura? Questa cosa non aveva il minimo senso.

Mentre ragionava su questi pochi e confusi dati, il Dottor Arello (che stava venendo scortato con freddo sgarbo dai due agenti) si girò un’ultima volta a guardarlo, sorridendo in maniera ben diversa da prima. Lo guardava fisso. Improvvisamente gli balenò in testa un dubbio, ma era troppo assurdo perché fosse vero, non voleva crederci. I tre uomini sparirono dalla sua vista e lui rimase solo con i suoi pensieri per qualche minuto.

Non molto dopo entrò nella stanza un uomo alto e magro, dai capelli biondi, perfettamente pettinati. Era vestito in maniera impeccabile, in perfetta sintonia con gli occhiali squadrati. L'unico difetto che saltava all'occhio, ma che contribuiva forse a dargli un'aria più autoritaria, era una cicatrice che gli attraversava il mento. Si stava ora dirigendo verso Staffelli con fare deciso, ma questi non l’aveva ancora notato, e non lo fece finché, dopo averlo raggiunto da dietro, non iniziò a parlare: "Eccoti, finalmente. Ti ho cercato per tutto il Sito! Non mi dire che l’hai visto in diretta."

Staffelli rispose senza voltarsi: "S-sì… Ma perché? Cosa è successo?"

"A me lo chiedi? Sinceramente, credo che l’unico ad avere qualche idea sia Quinto…"

"Quindi la riunione era una copertura?"

"Affatto: quella doveva esserci davvero. Era stato proprio Arello a chiederla, ma Quinto non ci vedeva giusto e ha chiesto a noi della SRE-M di fare delle ricerche sul suo conto, beh, indovina? Il suo nome non era in alcun registro."

"E avete arrestato un uomo di così grande fiducia solo perché il suo nome non era nei registri?!" Chiese girandosi di scatto.

"Dimmi, Saverio, tu quante altre volte hai incontrato il Dottor Arello?"

Staffelli rimase per qualche secondo a pensare, poi riprese: "Merda…" Così si arrese alla dura realtà dei fatti.

"Già, proprio una brutta storia."

"E si sa già cosa farne?"

"Al momento aspettiamo che arrivino i risultati degli interrogatori. Non so quando inizieranno, i professionisti non sono informati: gli unici a sapere di questa storia eravamo noi Sovrintendenti e una squadra della Firmitas molto piccola. Potremmo usare un qualunque interrogatore, ma c’è il rischio che Arello lo inganni come ha ingannato noi, quindi ci tocca aspettare che arrivino gli specialisti dal Minerva."

"Capisco…"

Così Staffelli si diresse verso una sedia, vi si accasciò, sospirò a fondo e finalmente si abbandonò ad un meritato riposo.

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